Venezia

sabato 27 settembre 2025

Concerto nella sala del Centro Sociale CZ95 sull’isola della Giudecca.

Concerto di beneficenza per l’autofinanziamento del centro. Ogni brano è stato introdotto dalla lettura di un testo d’autore.

Di Paese in Paese: Canzoni e Racconti

La musica popolare, come tutte le autentiche tradizioni di un popolo, è innanzitutto una musica funzionale, che serve veramente; non è una musica evasiva che serve per divertirsi, per rallegrare gli altri che ascoltano. È una musica che si fa per comunicare certi problemi (…), in un momento particolare, in un giorno prestabilito.
Roberto De Simone


Abballati, Abballati, Abballati (Sicilia)
“Parlanu d’amuri senza canzuna, di populu senza puisia, di storia senza sonu. Ma un populu chi nun canta, un populu chi nun abballa, è mortu d’ammucciuni, mancu lu Signuri si l’arricorda.”
 ‎ ‎ Ignazio Buttitta

Abballati, abballati, abballati

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Aggio girato lu munno (Campania)
"Ci sono donne che hanno il mare negli occhi
Non per il colore
Ma per la vastità dell’anima
E portano la poesia tra le dita e nei sorrisi

Ci sono donne che hanno il mare negli occhi
Per la grandezza, per l’immensità dell’anima
Per il modo infinito di abbracciare le cose e gli uomini…
Ci sono donne che sono la marea nelle sere calme…"

 ‎ ‎ Sophia De Mello Breyner Andresen

Aggio girato lo munno

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Ai Dis Che I Minatori Son Lingeri (Lombardia)
“La miniera era la loro donna, la loro amante, la loro madre.
Vi entravano con rispetto e con fame.
Uscivano neri, graffiati, stanchi, ma vivi.
E nelle osterie parlavano della vena come si parla di una bella coscia,
del piccone come di un corpo, e del carbone come di un bottino d’amore.”

 ‎ ‎ Emile Zola

Ai dis che i minatori son lingeri

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Mammà non mi mandà fori la sera (Toscana)
“La notte scendeva silenziosa,
e le ragazze non osavano più uscire,
come se l’ombra fosse un confine
oltre il quale non si poteva restare le stesse.”

 ‎ ‎ Grazia Deledda

Mamma non mi manda’

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Il Genovese (Piemonte)
“La fanciulla sfidò la notte e i genitori,
e con passo leggero e voce alta,
raggiunse il suo amore.
I vicini ridevano, cantavano e applaudivano:
e la libertà era nell’allegria del coro.”

 ‎ ‎ Italo Calvino – Fiabe Italiane

Il genovese

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Caro ‘l Me Toni (Veneto)
“Sta su, morosa, no star a pianger,
che l’amor xe belo se se fa rider.
Semo fioi del vento, semo fioi del vin,
canta co’ mi, che doman xe destin!”

 ‎ ‎ Anonimo Veneto, XIX Secolo

Caro’l me Toni

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Li Chiacchiere D’Lu Paese (Lucania)
"In paese, tutti parlano. Nessuno tace, nemmeno per un istante. Parlano le donne tra i panni stesi, parlano i vecchi sotto gli archi, parlano i bambini con le parole che rubano agli adulti. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni silenzio, viene raccolto, pesato, trasformato in opinione.”
 ‎ ‎ Dacia Mariani

Li chiacchere d’lu paese

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La Povera Cecilia (Lazio)
"L’anima umana si torce nell’ombra dei torti subiti; e chi ha sofferto la menzogna più vile, trova nella vendetta la propria vendetta, non come gioia, ma come compimento di ciò che la vita crudele gli ha imposto.”
 ‎ ‎ William Shakespeare – Macbeth

La povera Cecilia

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Serenata di Pulcinella (Campania)
"Pulcinella è il sogno che non si arrende,
è la voce che rompe il silenzio della notte,
è il sorriso triste di chi ama senza paura.”

 ‎ ‎ Eduardo De Filippo

Serenata di Pulcinella

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Lu Rusciu Te Lu Mare (Puglia, Salento)
"Si può sentire la nostalgia di un dolore, come si sente la nostalgia di una felicità. C’è un tempo in cui tutto il passato sembra liscio e semplice, perfino il dolore. La memoria è un modo di fermare le cose, di tenerle come sono state, e forse di tradirle.”
 ‎ ‎ Cesare Pavese

Lu rusciu te lu mare

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E mi me ne so’ ‘ndao (Veneto)
"Chi va in barca col pesce, chi torna col vino,
chi grida per la calle le sue mercanzie.
La laguna non dorme mai: è un mercato d’acqua.”

 ‎ ‎ Carlo Goldoni

E mi me ne so’ ’ndao

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Mieru Mieru (Puglia)
"Il vino scendeva lento, e ognuno diceva la sua, con parole che solo allora uscivano dal cuore. Il vino era fratello, il vino era voce.”
 ‎ ‎ Cesare Pavese – Lavorare Stanca

Mieru mieru

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E La Ligrie (Friuli)
"E quando arrivava la domenica, il borgo sembrava rinascere. Le donne uscivano con le gonne colorate, i ragazzi correvano tra le case, e nella piazza si levava presto il suono dei violini. Si ballava fino a sera, e non mancava mai il vino: ognuno rideva dell’altro e di sé, come se la vita fosse un dono da spendere insieme.”
 ‎ ‎ Ippolito Nievo – Le Confessioni di un Italiano

E la ligrie

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V’larrìa ca chjvess’r’ maccarun’ (Campania)
"’A morte, o’ ssaje ched’è?... è ’na livella.
Ma quanno ce sta o’ vino e ’a pastasciutta, simme tutte eguale, e ce scurdammo pure d’a paura.”

 ‎ ‎ Totò – ‘A Livella

V’larria ca chiuvess’r maccarun

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La mula de Parenzo (Friuli)
"Bevamo vino, rosso e bianco,
e le ragazze ridevano accanto:
nulla ci serve se non la gola,
il resto è vento che vola.”

 ‎ ‎ François Villon – Ballade des menus des plaisirs (XV Secolo)

La mula de Parenzo

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Lamento delle Mondine / Bella ciao (Lombardia)
"Si destano i campi nell’alba grigia,
e vanno le donne, mute,
curve tra l’erba, con i piedi nudi,
e l’acqua che punge come ghiaccio.
Ma quando cantano, il cuore pare meno triste,
e l’alba diventa un po’ più chiara.”

 ‎ ‎ Ada Negri – Campagna Lombarda

Lamento delle mondine / Bella ciao

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Lu Mastru Custureri (Calabria)
"Il maestro custodiva storie più che stoffe, ogni cucitura era un piccolo scherzo.
I vicini passavano a salutare, e il villaggio si riempiva di risate.
Anche le mani più callose sapevano creare momenti di gioco e di allegria.”

 ‎ ‎ Rocco Scotellaro – La città mi uccide

Lu mastru custureri

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La Cupa Cupa (Lucania)
"Le strade del paese erano coperte di neve, e dai camini saliva il fumo dei fuochi. I bambini passavano di porta in porta, cantando in dialetto e chiedendo qualche dono. Ogni gesto gentile, ogni sorriso, era un piccolo miracolo di vita condivisa.”
 ‎ ‎ Carlo Levi – Cristo si è fermato a Eboli

La cupa-cupa

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A Diosa (Sardegna)
"La prima guerra mondiale era cominciata da appena due mesi. Nuoro era tutto un fermento, in un clima di dolore e di tristezza nei preparativi per salutare i giovani richiamati, che si apprestavano a partire per il fronte, lasciando la casa, la famiglia e la donna amata. In quel triste momento, il poeta e noto avvocato Salvatore Sini, seduto alla sua scrivania e assorto nei suoi pensieri prende il suo diario e inizia a scrivere...
«Nuoro 23/7/ 1915 ore 15 e 50 a ore 16:
A diosa. Non potho reposare, amore, coro, pensande a tie so donzi momentu…»
Forse neppure lo stesso poeta, si rese conto che in quel caldo pomeriggio d’estate di oltre cent’anni fa, scriveva i versi di quella che poi nel tempo sarebbe diventata la più bella e famosa canzone d’amore mai scritta in Sardegna.”

A diosa

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La Fameja dei gobon (Veneto)
"Siamo poveri, storti, ciascun con la croce,
ma il canto ci tiene, fratelli e sorelle,
e la voce più storta è pur sempre una voce,
che in coro diventa più bella.”

 ‎ ‎ Giovanni Pascoli – Myricae

La fameja dei gobon

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